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Il CCSP incontra la scuola

Il CCSP ha da sempre promosso e stimolato lo studio dell’arte rupestre della Valcamonica nella scuola primaria e secondaria, trovando nella Fondazione della Comunità Bresciana sostegno per la realizzazione di questo progetto.

L’arte rupestre della Valcamonica è una documentazione unica nel suo genere, le immagini incise sulle rocce di questa vallata alpina testimoniano quasi dieci millenni di evoluzione dell’uomo dalle fasi finali del Paleolitico alla conquista romana.
Gli antichi abitanti della Valcamonica hanno espresso, attraverso le incisioni rupestri, idee e valori legati alla loro vita e al loro tempo, selezionando i temi con criteri che a noi oggi sfuggono e che impongono prudenza nell’interpretazione. La ricchezza di immagini, la varietà di stili, la complessità delle testimonianze, la completezza delle sequenze pre e proto storiche rendono lo scrigno dell’arte rupestre camuna uno dei più fecondi, non solo dal punto di vista dell’analisi archeologica ed antropologica, ma sotto il profilo didattico.

Indicazioni didattiche | Kit didattico "Gli antichi Camuni" | Materiale didattico per LIM | APP "Gli antichi Camuni"

La profondità cronologica della Preistoria
Il primo obbiettivo è sfatare i luoghi comuni che emergono quando si studia la Preistoria: schiacciare diverse migliaia di anni di evoluzione tecnologica, sociale e ambientale in un piatto immaginario fatto di uomini “primitivi, abitanti delle caverne e armati di clava”. L’uomo ha popolato l’Europa a partire da 40-35.000 anni fa, insediandosi nelle Alpi al termine delle grandi glaciazioni, 15-10.000 anni fa. Sono lassi di tempo lunghissimi, costellati di scoperte rivoluzionarie, di raffinate acquisizioni tecnologiche e di grandi artisti che meritano di essere studiati e compresi oltre un piatto immaginario hollywoodiano.
Ricostruiamo una civiltà partendo dalle immagini che ci ha lasciato, inserendo il fenomeno Valcamonica in un più ampio quadro temporale, restituendo profondità e prospettiva a 10.000 anni di storia!

Quando inserire i Camuni nell’attività scolastica?
Un errore comune quando si parla di “antichi Camuni” è di immaginare una popolazione antichissima, cristallizzata all’età della Pietra. Spesso anche i testi scolastici per la scuola primaria cadono in questa banalizzazione che sta all’insegnante rettificare. Come si è accennato, i primi segni di insediamento umano nella Valle vengono fatti risalire al XII mill. a.C., ricordiamo però che circa l’80% delle incisioni rupestri sono molto più tarde e sono state eseguite nel I mill. a.C., nell’età del Ferro, quando i Camuni erano ormai una popolazione con una struttura socio-politica ben organizzata, un patrimonio culturale ed artistico pienamente maturo e commerciavano con gli Etruschi, i Reti e le popolazioni celte, entrando infine in contatto con l’Impero Romano.
Il ciclo camuno va dal Mesolitico all’età Moderna e Contemporanea. Adattando i dati messi a disposizione alla propria programmazione. Ad esempio, si potrà integrare una lezione sulla nascita dell’agricoltura in Mesopotamia, con un accenno sull’introduzione di tecniche simili nelle Alpi come documentato dagli scavi alla casa neolitica di Breno e testimoniato dalle incisioni rupestri della Valcamonica, avendo cura di specificare l’esatta collocazione cronologica degli eventi.

Metodologia: il paradigma della ricerca
Un’idea semplice: far parlare le immagini, visto che, caso più unico che raro, ne abbiamo in abbondanza. Da subito si pone una serie di problemi: le immagini parlano? E se parlano, che cosa sono in grado di dirci? Spesso un’interpretazione affrettata può far cadere in errore poiché le incisioni rupestri, come tutti i linguaggi artistici, hanno una grande carica di ambiguità. È bene che l’insegnante si ponga il problema della lettura e dell’interpretazione dei grafemi prima di iniziare un percorso didattico.
I Camuni hanno inciso sulle rocce i temi e i simboli della loro cultura, selezionando i soggetti con criteri che a noi oggi sfuggono e che sono quasi impossibili da ricostruire, per cui è bene essere prudenti ed essere subito avvertiti che ricostruzioni troppo ingenue lasciano spazio ad enormi dubbi.
Prendiamo subito un esempio: se incidevano i cervi, si cibavano di carne di cervo. Intendiamoci, gli scavi archeologici documentano come il cervo sia stato un’ambita preda di caccia fin dal lontano Mesolitico. Dai dati archeologici emerge che le raffigurazioni di cervo, presenti nell’iconografia camuna fin dall’età del Rame, diventano molto frequenti solo nell’età del Ferro, quando la pratica venatoria non era più la principale fonte di sostentamento ma un’attività elitaria, suggerendo una progressiva simbolizzazione di questo animale, culminando nelle raffigurazioni del dio-cervo Kernunnos. Quindi il cervo, oltre che una preda di caccia, andrebbe considerato animale sacro.
Per far parlare le immagini (ciò vale per ogni popolo e per ogni civiltà) dobbiamo ricostruire quali funzioni vengono loro attribuite, quali orizzonti culturali le hanno generate e quale spinta ha sostenuto un lavorio continuato per alcuni millenni che ha prodotto il grande patrimonio della preistoria (e non solo) in Valle Camonica.
Non c’è ricerca storica che non si basi sul documento. I documenti sono i mattoni di ogni ricostruzione storica. Per quanto riguarda la Valcamonica i documenti sono prevalentemente iconografici, le circa 350 mila figure incise sulle rocce, tra le quali abbiamo selezionato un numero limitato di esempi significativi, di confronti con culture coeve e con la cultura materiale (reperti archeologici).

Visita ai siti della Valcamonica: una scoperta o la conclusione di un ciclo di studi
La Valcamonica è una meta classica del turismo scolastico, è facilmente raggiungibile da tutto il nord Italia e offre una vasta gamma di agenzie per le visite guidate e l’animazione didattica, tutte di ottimo livello.
Niente vieta che la visita ai siti possa precedere le lezioni in classe, diventando una sorta di percorso di scoperta, però l’esperienza ci insegna che gli studenti traggono un maggior vantaggio dopo che l’argomento è stato introdotto con una o più lezioni. I periodi migliori per la visita sono l’autunno e la primavera, anche se la luce invernale, molto bassa e radente, è quella che favorisce la miglior leggibilità delle incisioni.

 

Il Kit didattico "Gli Antichi Camuni" è pensato per impostare l’attività in classe partendo dai ragazzi, dai problemi e dalle curiosità che esprimono, diventando la motivazione intrinseca per la costruzione attiva e partecipe della conoscenza, attraverso la scoperta e lo studio di documenti. I testi e le schede vogliono essere proposte aperte: i materiali possono essere utilizzati anche solo in parte e in modo flessibile, adattandoli alla programmazione dell’insegnante, agli interessi della classe e alle disponibilità di tempo.

Il kit didattico ha una lunga storia: la sua prima edizione nasce dalla felice intuizione di un gruppo di giovani insegnati (GISAV) che, all’inizio degli anni ’80 ha pioneristicamente deciso di inserire l’arte rupestre della Valcamonica nella programmazione scolastica sulla scorta dell’esperienza maturata sul campo, partecipando attivamente alle campagne di ricerca sull’arte rupestre e ai primi scavi archeologici. A distanza di 30 anni, dopo molte riedizioni, il Centro Camuno di Studi Preistorici ha promosso una nuova versione del kit, aggiornata e integrata, mettendo a disposizione i propri archivi scientifici e la propria esperienza, riunendo l’équipe, coinvolgendo nuovi insegnati e dirigenti scolastici e i tecnici dell’area didattica del Museo delle incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo. Un gruppo molto eterogeneo, che ha lavorato per più di anno per produrre i testi, le schede e i percorsi didattici.

Ne è nato un libro-schedario composto da due manuali rivolti agli insegnanti e 48 schede da utilizzare a sostegno dell'attività didattica in classe, adatto per alunni e studenti che vanno dalla scuola primaria alla scuola secondaria superiore. Può essere utilizzato per ricostruire i tratti fondamentali di una società, o meglio, di diverse società e civiltà che si sono succedute in 10 millenni caratterizzandosi per economie, ideologie, conoscenze, tecnologie, religioni, sistemi politici differenti nelle varie epoche.

Un elemento particolarmente innovativo del Kit è il libro “Proposte per pensare con le mani”, una pratica guida alla realizzazione di strumenti “preistorici”, che recupera saperi e abilità manuali. L’evoluzione tecnologica ha accompagnato e spesso influenzato l’evoluzione delle società, oggi come nel nostro antico passato. La realizzazione di semplici oggetti, con pochi materiali facilmente reperibili, aiuta a coinvolgere anche gli studenti meno attenti, interessando la classe e fissando i concetti su base esperienziale. Inoltre, recenti ricerche hanno dimostrato come piccoli lavori manuali, che stimolano il collegamento occhio-mano, possano aiutare a correggere la disgrafia, la cui incidenza sta raggiungendo percentuali allarmanti, quasi che l’uomo prensilis si atrofizzi in digitalis.

Il Kit didattico può essere richiesto gratuitamente al Centro Camuno di Studi Preistorici con una mail indirizzata a info@ccsp.it
(nb: offerta valida fino ad esaurimento scorte, spese di spedizione a carico del destinatario)

Gli studi e le ricerche per documentare e comprendere l’arte rupestre della Valcamonica hanno compiuto recentemente 100 anni; celebrati da mostre, pubblicazioni ed eventi. La prima segnalazione ufficiale si deve a Gualtiero Laeng in una breve nota del 1909, pubblicata dalla Guida del Touring Club del 1914.
In un lasso di tempo così lungo, le tecniche di documentazioni e gli approcci interpretativi sono ovviamente molto cambiati: alcune teorie sono tramontate, altre hanno trovato riscontro negli scavi archeologici e nelle numerose rocce istoriate che ogni anno vengono messe in luce.
La cronologia proposta da Emmanuel Anati è stata più volte affinata dall’autore stesso e dai numerosi colleghi. Si sono aperti anche vivaci dibattiti scientifici in merito all’attribuzione di particolari grafemi ad una fase cronologica piuttosto che a un’altra. Sono dibattiti e confronti di grande rilevanza scientifica, che testimoniano la vivacità intellettuale che ancora attraversa il tema delle incisioni rupestri camune, ma che possono risultare incomprensibili (o peggio tediosi) per il grande pubblico.

Per aiutare l’insegnante proponiamo dei prototipi di lezione realizzati con Open Sarkoré (per scaricare la versione 2.5.1 clicca qui), software libero e open source multipiattaforma per lavagne interattive multimediali (LIM), compatibile con ogni tipo di proiettore e dispositivo di puntamento.

1. Storia e metodo delle riceche 2. Cronologia dell'arte rupetre della valcamonica 3. Simboli sulle rocce

 

La conoscenza non nasce dal caso ma da un approccio sistematico al materiale grezzo. Senza metodo i reperti non parlano e nemmeno le immagini che pure ci appaiono come di più facile interpretazione
Se il kit didattico Gli antichi Camuni si presta a mille giochi istruttivi, ora con l’informatizzazione della proposta didattica, il superamento del supporto cartonato, si possono raggiungere più ambiziosi traguardi. Innanzitutto perché si è più vicini ai cosiddetti digitali nativi. Secondariamente perché lavorando con la flessibilità del digitale si può sviluppare una creatività che supera i limiti del documento così come si presenta nella sua originalità. Scomporre e ricomporre delle immagini diventa più facile senza il condizionamento e la fissità del foglio stampato.
Del resto l’archeologo ha sempre operato in tal modo. Per capire ha dovuto in un certo qual modo  “travisare” il documento. Era l’unica possibilità di leggerlo ed interpretarlo: togliere le sovrapposizioni, togliere e risistemare le epoche diverse di appartenenza delle immagini incise dall’uomo, togliere gli eventuali segni dovuti a fattori naturali e non antropici.
Riproponiamo quindi il giuoco del “togliere”: riprodurre attraverso il mouse i disegni selezionati, strapparli dal documento originale ed inserirli liberamente in insiemi nuovi. Il tutto non certo per falsare la realtà ma per provare ad interpretarla.
Ecco allora che possiamo con molta facilità costruire gli insiemi degli animali, delle case, delle armi, dei vestiti, delle azioni, dei segni alfabetici, delle attività economiche, dei soldati, dei re o capi, dei simboli e chi più ne ha più ne metta.

La libera costruzione degli insiemi sottoposta ad attenta osservazione può far nascere un’infinità di interrogativi.
Prendiamo ad esempio l’insieme degli animali.
Quali animali conoscevano gli antichi camuni?
Quali erano domestici e quali erano selvatici?
Li usavano come cibo o li veneravano come dei?
Erano capaci di aggiogarli?
Se costruiamo dei sottoinsiemi (animali a due zampe, animali a quattro zampe ecc.) vediamo che possiamo problematizzare ulteriormente il capitolo animali.
Possiamo proceder così per ogni tipo di figura che troviamo nelle schede originali: le scomponiamo e le ricomponiamo al fine di trovare chiavi interpretative usando il metodo della ricerca.
Un’idea semplice: far parlare le immagini, visto che nel caso più unico che raro dei Camuni ne abbiamo in abbondanza. Ma si pongono da subito dei problemi seri: le immagini parlano? E se parlano, che cosa sono in grado di dirci? E se ci danno delle informazioni siamo sicuri che costituiscano un messaggio oggettivo e non ideologia spacciata per verità?
Le immagini sicuramente comunicano, ma non di certo tutto ciò che ingenuamente pensiamo noi.
I problemi di lettura corretta e complessa delle immagini è bene che l’esploratore e l’insegnante se li pongano prima di iniziare un percorso didattico che mette al centro della ricerca una serie di fotografie delle incisioni della Valle Camonica. Poiché anche le immagini, come tutto ciò che l’uomo produce, hanno una grande carica di ambiguità.

Il gioco del togliere e del ricomporre è stato strutturato da Gianmario Salvetti attraverso il linguaggio informatico.
Può portare lontano se usato non solo come gioco personale (in ogni caso altamente consigliato) e si socializzano man mano e si confrontano i risultati raggiunti. Si può lavorare a coppie e poi discutere tutti assieme quali interrogativi ci si è posti e a quali scoperte si è giunti.
Il gioco può portare molto lontano soprattutto nella scoperta di problemi e nella elaborazione di ipotesi.
Per arrivare invece a delle conclusioni accettabili seppur provvisorie è bene utilizzare in parallelo lo schedario cartaceo. Attraverso lo strumento tradizionale si può dare più completezza alla ricerca pur sapendo che, come per ogni percorso che si rispetti, di tratta solo di una tappa. La sfida continua...

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